Intervista al Prof. Francesco Durante ospite al Castello Eventi di Contursi Terme

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DSC_0376È il romanzo il protagonista dell’appuntamento letterario firmato Castello Eventi nel cuore di Contursi Terme. Fra gli ospiti Francesco Durante, docente di cultura e letteratura degli italiani d’America all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Una ricerca tra Napoli e New York, città emblema dell’emigrazione italiana.

– A breve avrà inizio la Sua lezione, un momento interamente dedicato al romanzo e soprattutto a ciò che esso rappresenta e ha rappresentato nella storia della cultura occidentale.

Il romanzo è forse il più formidabile strumento che noi abbiamo a disposizione per immaginare mondi, vite e soluzioni. Soluzioni anche alle vite che ci tocca condurre. In questo momento è uno strumento di conoscenza sostanzialmente, mentre nasce come strumento di evasione, pensiamo all’età ellenistica ad esempio. Poi ad un tratto esso diventa uno strumento filosofico, rimembriamo il “Candido” di Voltaire. E poi ancora uno strumento di educazione nazionale, com’è stato nel Risorgimento italiano. Chi non ha in mente i “Promessi Sposi”.

Oggi “romanzo” è un termine estremamente permeabile che contiene tutto e il contrario di tutto. E quindi si può piegare alle esigenze più straordinarie. Da un lato c’è il romanzo di evasione che oggi continua ad esserci più di prima: il gialli, il noire ecc. egualmente diventano strumenti utili per parlare di realtà e tematiche complesse: criminalità, paesaggi metropolitani complicati e allo stesso modo possibilità di soluzione di queste problematiche. Il romanzo come strumento di conoscenza della realtà che prefigura tanti incubi che nel giro di anni ci siamo trovati ad affrontare, come a suo tempo Orwell immaginò una realtà a cui oggi siamo davvero vicini, il Grande Fratello.

– Quali saranno i punti focali della lezione di questo pomeriggio?

L’idea è quella di parlare dell’estrema libertà legata a questo genere letterario: il romanzo. La possibilità di parlare di qualsiasi cosa e far capire che qualsiasi storia possiede eguale dignità tanto da meritare di essere raccontata.

– Dai due volumi di “Italoamericana” alla sua docenza in Cultura e Letteratura degli Italiani d’America, ma quando e come ha inizio il suo interesse verso la letteratura degli Italiani in America?

Quasi trent’anni fa mi capitò di tradurre un romanzo di John Fante, autore di cui mi sono immediatamente appassionato tanto da tradurre ancora sette di suoi libri. John Fante è un autore italo-americano di seconda generazione, nato in America da genitori nati in Italia e quasi tutte le sue opere parlano dell’ambiente familiare in maniera molto divertente ma anche molto sentimentale e toccante. Leggendo John Fante mi sono chiesto se la prima generazione avesse mai parlato in prima persona, ed così che ha inizio la mia ricerca.

– Un’opinione invece sulla letteratura degli Italiani in Italia.

È una letteratura molto ricca, in generale nel mondo. Siamo un paese che ha almeno 800 anni di storia italiana in italiano, dall’eredità latina. La nostra letteratura è viva e vegeta, e sta allargandosi tanto da avere anche gli apporti dei nuovi italiani.

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