Francesco Pinto (responsabile RAI Napoli) racconta "Quegli anni formidabili" ai ragazzi delle scuole lunedì 23 a Palazzo di Città.

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2015-08-21-892Lunedì 23 novembre, alle ore 9.30, nel Salone dei Marmi del Comune di Salerno, è in programma una manifestazione promossa dai giovani Rotariani dei Club Interact Salerno e Rotaract di Salerno, Salerno Duomo e Campus Salerno dei Due Principati per la conoscenza del territorio e del patrimonio culturale della nostra comunità.

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Salerno, dai Club Rotary di Salerno, Salerno Est, Salerno Duomo, Salerno Picentia e dai Club Inner Wheel di Salerno e Salerno Est. Parteciperanno trecento studenti delle scuole medie e superiori della città (G. Da Procida, F. Severi, Alfano I, Regina Margherita, Sabatini-Menna, R. Virtuoso, Istituto Professionale per l’Agricoltura, Giovanni XXIII, Genovesi-Da Vinci, Santa Caterina da Siena-Amendola, A. Pirro, Lanzalone).

Per l’occasione sarà presentato il documentario “Quegli anni formidabili” del direttore della Rai di Napoli, dottor Francesco Pinto. Si tratta di un interessante racconto della ricostruzione del nostro Paese dopo la seconda guerra mondiale.

“C’è stato – spiega il direttore Pinto – un tempo in cui si facevano le imprese impossibili. Nel 1955 per raggiungere Napoli da Milano in macchina occorrevano due giorni e mezzo. Serviva una strada che unisse il Paese. Nel 1956, quando fu messa la prima pietra dell’ Autostrada del Sole, mancava il progetto definitivo, i soldi per completarla e il gruppo dirigente non aveva mai costruito nemmeno un metro di carreggiata. Meno di otto anni dopo una striscia di asfalto lunga 755 chilometri univa le due città; le foto delle sue gallerie e dei suoi ponti erano presentati al “Moma” di New York come la testimonianza straordinaria di un’opera d’arte. La strada aveva attraversato i fiumi e le montagne d’Italia con una media di più di novanta chilometri finiti all’anno. Nessuno ha ancora battuto questo record. Nel 1957 l’Unione Sovietica stupì il mondo occidentale lanciando verso lo spazio lo Sputnik, il primo satellite. Iniziò quel giorno la grande corsa verso la luna tra gli americani e i russi. Uno scontro tra giganti per dimostrare quale fosse il Paese che possedesse la migliore tecnologia. Budget illimitati, migliaia di tecnici ed ingegneri mobilitati, una politica nazionale costruita per raggiungere questo obiettivo. A questa corsa decise di partecipare anche un gruppo di italiani. Erano tutti professori universitari. Furono i primi uomini a lanciare dopo i giganti: nel dicembre del 1964 dalla base di Wallops Island in Virginia il primo satellite del progetto San Marco saliva verso il cielo. Fu un lancio perfetto. Nel 1948 non ci volevano nemmeno alle prime Olimpiadi del dopo guerra a Londra e il presidente del Coni dovette chiedere quasi in ginocchio che il nostro piccolo Paese fosse presente alla manifestazione. Lì, sul prato di Wembley, Adolfo Consolini lanciò il suo disco più lontano di tutti e vinse la medaglia d’oro. Appena dodici anni dopo quello stesso atleta saliva di nuovo su di un podio a pronunciare il giuramento olimpico. A Roma. A casa nostra”.

Secondo i giovani organizzatori della manifestazione “parole e immagini del documentario del direttore Pinto ci aiuteranno a vivere gli anni del cosiddetto “miracolo italiano” e a delineare i possibili scenari sociali e culturali del nostro Paese”.

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