Crisi economica e competitività delle Regioni

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urldi Gerardo Sano

Nel corso di una conferenza stampa  svoltasi in questo mese di agosto,  il Governatore della Campania Stefano Caldoro, tracciava un bilancio altamente positivo dell’azione della sua Giunta. In particolare aveva soffermato la sua riflessione sul brillante lavoro svolto dalla sua amministrazione per il rilancio economico  del  territorio campano.  Sono passati solo alcuni giorni ed il castello di parole costruito dal governatore, come avvenuto  d’altronde allo stesso modo  con il Presidente del Consiglio ed i suoi ministri che richiamano continuamente l’imminente uscita dalla crisi economica , è stato sepolto sotto i colpi del rapporto europeo sulla competitività delle aree regionali.

Se è vero che è l’Italia intera  ad aver subito un ulteriore declassamento. Infatti  anche la Lombardia governata da decenni dalla Lega Nord e dal celeste Formigoni, che nel passato risultava essere fra le prime cento regioni europee per la competitività,   perde tantissimi posti, scendendo  al 128° posto,  è anche vero che il problema più grave rimane quello delle regioni del sud,   fanalino di coda nell’ambito della classifica di competitività delle regioni europee. D’altra parte era da aspettarselo, quale competitività o attrazione di investimenti nazionali ed esteri possono avere regioni incapaci di spendere perfino i fondi per lo sviluppo dell’Unione Europea. 

A dispetto delle vuote chiacchiere del Presidente della Regione Stefano Caldoro e di quello del Consiglio Enrico Letta,  la classifica stilata dalla Commissione Europea investe proprio le attività più propriamente di competenza  pubblica, in particolare , del governo nazionale  e di quello regionale. Gli indicatori, a  partire dalla stabilità istituzionale o di  quella macroeconomica, dalla realizzazione delle  infrastrutture   alla efficienza del servizio sanitario, o  all’istruzione di base, che misurano  la competitività delle aree sono tutti fattori che richiamano la corretta amministrazione della cosa pubblica.

Ebbene le regioni italiane non risultano presenti nelle parti alte della classifica in nessuna di queste attività, anzi non riescono a raggiungono la sufficienza in alcun campo. Anzi la Campania e le altre regioni  del  meridione sono tutte nelle parti basse della classifica al pari delle regioni meno sviluppate dell’Est europeo.  Su 262 regioni europee la nostra regione è solo 217°. Questo rimanda al discorso sul mancato investimento dei Fondi Europei,  quale competitività può avere una nazione che riesce ad investire solo il 40% dei fondi strutturali a fronte di una media europea del 52%, per non parlare della Regione Campania che al 31 maggio di quest’anno è riuscita a spendere solo il 23% dei fondi assegnati, riuscendo nell’impresa di risultare ultima come efficienza di spesa , superata anche dalle altre regioni del sud.

Gerardo Sano

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