Confini Mediterranei, sabato 24 giornata conclusiva della rassegna di musica elettroacustica al Conservatorio Martucci.

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Il V festival di Musica elettroacustica e contemporanea, firmato dai dipartimenti di Nuove tecnologie e linguaggi musicali e di Teoria, analisi e composizione, dei docenti Silvia Lanzalone e Giancarlo Turaccio, si concluderà sabato 24 ottobre, con l’ultima giornata “Oltre i Confini”, che avrà quale prestigioso ospite l’americano James Dashow e il suo sistema Diadi.

La giornata verrà inaugurata con un seminario del compositore sulla sintesi ed elaborazione dei suoni elettronici, la generazione di strutture musicali e la spazializzazione del suono nella recente produzione elettroacustica. Il Sistema Diadi si basa sulla manipolazione a due vie dell’informazione musicale: nella sintesi dei suoni elettronici compresa l’eventuale elaborazione, e nella generazione di strutture musicali derivate strettamente da sequenze e combinazioni di intervalli, le diadi.

La musica per gli strumenti acustici e la musica per il computer sono derivati da un’identica struttura fondamentale e sarà esaminato il modo in cui una struttura viene generata per gli esecutori dal vivo e poi sviluppata con i suoni elettronici. La spazializzazione del suono è inoltre presentata come il contributo più significativo alla musica di oggi. La musica non è più soltanto una questione di che cosa succede e quando, ma ora si tratta di che cosa succede, quando e dove.

Al seminario seguirà alle ore 19, il concerto dal titolo Archimedes. La serata verrà inaugurata da Soundings in Pure Duration n.6 di James Dashow per suoni elettronici ottofonici – adattamento quadrifonico. Il titolo per questa serie di brani deriva da una frase di Bergson in cui il filosofo parla del suo concetto del tempo come scandagli in durata pura. Non c’e’ in francese (e d’altronde neanche in italiano) il gioco di parole sul “scandaglio” come nell’ inglese (“soundings”), una felice traduzione che allarga l’originale in una suggestiva descrizione del mio modo di concepire la musica elettronica. Seguirà Piano@live per pianoforte ed elettronica (2015) di Michele Barbato, con alla tastiera Alberto Giordano, ove c’è un richiamo evidente alla pratica strumentale come elemento portante dell’idea compositiva, ma soprattutto un modesto tentativo di innestare tale pratica con l’uso di strumenti tecnologici, allargando il ventaglio delle possibilità espressive del codice propositivo della partitura.

Una pagina storica verrà quindi eseguita dalla voce di Eleonora Claps, la Sequenza III di Luciano Berio. Nella vocalità totale di Sequenza III, grida, sussurri, colpi di tosse, gemiti e bisbigli, parlato e canto, tanti modi diversi di atteggiare la risata: è solo un saggio da un campionario di emissioni che interagiscono su un testo costellato di indicazioni espressive; un eccesso di connotazioni, diceva Berio, pensato sulla bravura di Cathy Berberian e sciolto in una zona intermedia fra il senso e il suono, fra il gesto e la voce, fra la parola e un corpo teatralizzato, confidando che il “rumore” vocale diventato suono possegga un senso non meno determinato di quello che riposa semanticamente in ogni discorso verbale. Seguirà Turenas di John Chowning, per suoni di sintesi – versione quadrifonica originale (1972) con Mario Buoninfante in consolle.
Pantaleo Leonfranco Cammarano, proporrà la sua Eternità per voce ed elettronica (2015). La composizione, affidata ad Eleonora Claps si sviluppa assecondando e disfacendo la struttura di una delle poesie di Arthur Rimbaud, “L’eternità”. La voce si fonde con l’elettronica, l’elettronica con la voce, esprimendo il senso di ricerca giunta alla sua rivelazione in una sorta di ring-composition: “È ritrovata. /Cosa? – l’ Eternità. /È il mare che va via/ col sole”. Finale con due scene dall’ Archimedes di James Dashow. L’opera, definita dallo stesso autore – a planetarium opera – è un esempio di opera contemporanea che personalmente definirei transmediale con proiezioni video per planetario, musica elettronica a 6 canali, computer graphics e computer animation. Archimedes è un condensato di alta tecnologia applicata alla musica e alla visione, e in tal senso è un’opera innovativa di estremo interesse e novità. Nel percorso dell’opera la cui drammaturgia è distribuita in 5 atti oltre ai riferimenti diretti ad Archimede vi sono inserzioni continue di materiali che riguardano lo sviluppo del pensiero matematico, fino ad in nostri giorni. Anche il confronto tra le classi di elettroacustica dei vari conservatori varca i confini, le famose Colonne d’Ercole, infatti, in Sala A verranno ascoltate composizioni degli allievi del “Luigi Canepa” di Sassari e dell’Universidade de Aveiro, in Portogallo.

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