La Cantata dei Pastori, Peppe Barra al Teatro Verdi dal 7 al 10 gennaio.

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E’ interminabile la lista degli eventi natalizi in Campania. Dai presepi viventi ai mercatini, alle mostre, agli spettacoli. Per tanti è ormai obbligatorio pensare a San Gregorio Armeno, la visita al Cristo Velato, le visite alle Chiese e alle Basiliche. Fa molto Natale, comunque, una interessante proposta del Teatro Pubblico Campano: “La Cantata dei Pastori”. Lo spettacolo si terrà il 25, 26 e 27 Dicembre al Teatro Comunale di Caserta, il 6 Gennaio al Teatro delle Rose a Piano di Sorrento.

Da giovedì 7 a domenica 10 gennaio andrà, invece, in scena al “Verdi” di Salerno. L’opera teatrale musicale “La Cantata dei Pastori”, come diverse altre, è stata intelligentemente inclusa nel Programma della Stagione di Prosa di quest’anno, del Teatro Municipale Salernitano “Giuseppe Verdi”. “La Cantata” è un libero adattamento dall’opera di Perrucci, Barra e Paolo Memoli. Le musiche sono di Roberto De Simone, Lino Cannavacciuolo, Paolo Del Vecchio, Luca Urcinolo. Le scene sono state realizzate sui disegni di Lele Luzzati. I costumi sono di Annalisa Giacci. La regia porta la firma di Peppe Barra. Lo spettacolo è una produzione del Consorzio Campano Teatro e Musica diretto da Nunzio Areni. Detto Consorzio, dichiara Areni, è un circuito teatrale regionale, costituito dalla regione, da enti locali ed organismi teatrali e culturali associati per promuovere nella Regione Campania le condizioni per lo sviluppo della cultura e dell’arte teatrale, in tutte le forme, operando di concerto con coloro i quali considerano le attività teatrali un bene di rilevante interesse culturale e sociale.

“La Cantata dei Pastori” è una sacra rappresentazione del teatro religioso tardo-seicentesco, opera che ha l’obiettivo di presentare la nascita di Cristo. Il palermitano Andrea Perrucci, alias Casmiro Rugiero Ocone o Enrico Preudarca, (drammaturgo, librettista, gesuita italiano, autore, teorizzatore della commedia dell’arte, attivo anche nel teatro religioso), pubblicò nel lontano 1698, la “Cantata” con altro titolo “Il vero lume tra l’Ombre”, ovvero la “Spelonca Arricchita per la nascita del Verbo Umanato”. La trama dell’opera si dispiega focalizzando le figure di Maria e Giuseppe in viaggio verso Betlemme e presenta tutte le demoniache insidie volte a impedire la nascita del Figlio di Dio. Vinti i demoni la scena coglie la dimensione sacrale con la presenza angelica gioiosamente collocata in un clima di adorazione. Si moltiplicano i tanti classici personaggi tipici del presepe, fra cui Razzullo, comica icona napoletana. Personaggi e dinamica scenica hanno il merito quindi di creare la giusta atmosfera natalizia e di collegarci, nel solco della tradizione religiosa partenopea, nella memoria del mistero della incarnazione. In tal senso può ritenersi raggiunto quindi l’obiettivo mirato da un ceppo di Gesuiti che commissionarono al Parrucci, nel 1698, una sacra rappresentazione per distanziare i napoletani dall’indirizzo blasfemo degli eventi teatrali di quegli anni, spesso connessi alle finalità magiche e lussuriose. L’opera nel tempo è stata assoggettata a diversi adattamenti. Nella edizione di fine Settecento fu introdotto un ulteriore personaggio comico, Sarchiapone, un barbiere in fuga per avere commesso due omicidi. Alla fine del XIX secolo la rappresentazione, per la scurrilità, fu sospesa con relativo editto cardinalizio. Il Croce non prospettò, in quella circostanza, alcuna possibilità di sopravvivenza per la nota “Cantata”. Non fu così fortunatamente. Il testo teatrale fu ripetutamente portato in scena clandestinamente e in contestualità particolari. Contrariamente, rispetto alle previsioni crociane, la “Cantata”, nel tempo, ha ottenuto, nelle molteplici rappresentazioni, grande successo. In tal modo è stata confermata la validità del testo teatrale del Perrucci. Il binomio sacro-profano, antitetico nella fase primiera, oggi si fonde in tutte le dinamiche rappresentative fino al quadro conclusivo dell’adorazione del Cristo nato. Barra oggi, dunque, ripropone la “Cantata”, a seguito dei molteplici allestimenti innovativi datati nel tempo, marcando musica e comicità, mantenendo forte il legame con la cultura popolare partenopea fatta di vulcanica vivacità e creatività. Peppe Barra, con indiscutibile maestria, adatta la “Cantata” al gusto del pubblico, in un impianto scenografico tipico del presepe, costituito di assoluta napoletanità, mescolata in perfetto impasto, alla narrazione dei vangeli apocrifi, alla tradizione del Mezzogiorno. Il prodotto che fuoriesce da questi ingredienti, di certo, assommano una vera ricchezza scenica di indirizzo cristiano, pagano e magico. Non c’è Natale senza “La Cantata dei Pastori” e da quarant’anni a questa parte non c’è “Cantata” senza Peppe Barra. Barra già interprete dell’opera con mamma Concetta, nelle vesti di Sarchiapone, ‘barbiere pazzo e omicida’, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca. Cartina tornasole delle diverse sovrapposizioni e aggiunte del testo è appunto Sarchiapone; lo stesso, infatti, non esisteva nella stesura del Perrucci. Vari adattamenti dell’opera, ne corso della tradizione, hanno voluto fornire anche con questo personaggio una risposta adeguata alle istanze del pubblico. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno una definizione, vengono riconosciuti col nome e con un preciso ruolo; tanto sia perché Andrea Perrucci lo ha scritto, sia perché tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato. Ancora oggi il presepe popolare partenopeo è direttamente e influenzato dalla Cantata.

Barra poi dai panni di Sarchiapone rivestì, alla fine del decennio 1970, quelli dell’Angelo con l’Edizione di De Simone. Il Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno quest’anno ripropone “La Cantata” e di certo sarà un garantito successo di critica e di pubblico, fra mille esplosioni festose di luci e la sempre toccante narrazione di Natale.

“La Cantata” è per antonomasia lo spettacolo partenopeo. E’ il Natale a Napoli, il Natale del Sud, della tradizione, dell’aria di casa; di certo sarà un nuovo e strepitoso successo. Da tempi remoti è stato riproposto alla luce della rivalutazione della tradizione e in quanto parte integrante della stessa identità natalizia partenopea di ieri e di oggi.

Peppe Barra, romano di nascita, classe 1944, napoletano di adozione; è cresciuto, infatti, nell’isola di Giulio e Concetta, a Procida, una delle due ambite del gruppo Flegreo, oggi area marina protetta del Regno di Nettuno. Sin da giovanissimo ha mostrato speciale interesse per il palcoscenico. Ha frequentato diverse scuole di teatro e dizione. Iniziò a lavorare col noto regista e attore teatrale italiano, Gennaro Vitiello. Si aprirono poi per lui le porte del teatro Esse in qualità di professionista. Fondò, con Roberto De Simone, la Compagnia di Canto Popolare. Ha dedicato la sua vita al palcoscenico. Notevoli sono gli spettacoli realizzati: La canzone di Zeza (1974), La Cantata dei Pastori (1975), La gatta Cenerentola (1976), La Cantata dei Pastori (1977), Li zite ‘ngalera (Gli sposi sulla nave) (1978/1979), La festa di Piedigrotta (1978/1979), L’opera buffa del Giovedì Santo (1980/1981), Eden Teatro (1981), Peppe & Barra (1982), Don Chisciotte (1983), Senza mani e senza piedi (1984), Zeza (1984), Sempresì, ovvero il segreto per essere felici (1985),Varietà c’est moi (1986), Nel regno di Pulcinella (1987), Signori, io sono il comico (1987), Il principe di Sansevero, La festa del principe (1988), Cantata a Viviani (1988), Il re applaude, Il matrimonio di Vicenzella (1989), La Cantata dei Pastori (1990), Na Santarella (1991), Salomè – Conversazioni con la mamma (1991), I fantasmi di monsignor Perrelli (1991), Katakatascia (1992), Flik e Flok (1992), Ricordi d’amore (1993), Nerone (1994), La zia di Carlo (1994/1995), Una tragedia tutta da ridere (1996), Lengua serpentina (1997), La Ballata di Donna Lucrezia (1998), L’operetta (1999), Napoli, dal ‘600 ai giorni nostri (2000), L’opera da tre soldi (2000), I ragazzi irresistibili (2000), Il borghese gentiluomo (2000/2001), La compagnia d’opera buffa napoletana (2001), Suonno (2001/2002), Peppe Barra racconta (2002/2003), Don Giovanni (2002/2003), Marea Mare (2003), Socrate immaginario (2003), La Cantata dei Pastori (2003), Arianna a Nasso (2004), Ritmallah (2004), Le follie del monsignore (2004), Cantata dei Pastori (2004/2005), La mandragola (2005/2006), Come si rapina una banca (2006), Decamerone (2006/2007), La Cantata dei Pastori (2007/2008), Amore e Psiche (2008). Il suo talento canoro lo ha stimolato in diverse realizzazioni discografiche da solista, con Concetta Barra e con la NCCP: Mo vene (1992), M’aggia curà (1995), Il borghese gentiluomo (2001), Guerra (2001), Peppe Barra in concerto (2003), La Cantata dei Pastori (2004), Matina (2005), Decamerone (2006), N’attimo (2009), Ci vediamo poco fa (2011). Con Concetta Barra: Peppe e Barra (1983), Peppe e Concetta Barra N.1 (1988). Con la NCCP: Cicerenella (1972), Lo Guarracino (1972), La serpe a Carolina (1972), NCCP (1973), Li sarracini adorano lu sole (1974), Tarantella ca nun va bbona (1975), La gatta Cenerentola (1976), 11 mesi e 29 giorni (1977), La cantata dei pastori (1977), Aggio girato lu munno (1978). Non da meno risulta poi il suo impegno in ambito cinematografico: Giallo napoletano, regia di Sergio Corbucci (1979), La pelle, regia di Liliana Cavani (1981), Una mattina come le altre, regia di Francesco Barilli (1981), Don Chisciotte, regia di Maurizio Scaparro (1983), 17, ovvero: l’incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino, regia di Enrico Caria (1992), Le ragazze di Piazza di Spagna, regia di Riccardo Donna, Gianfrancesco Lazotti e José María Sánchez (1998), Il mare di sotto, regia di Sandro Dionisio (1998), Pinocchio, regia di Roberto Benigni (2002), Cuore napoletano, regia di Paolo Santoni (2002), Opopomoz, regio di Enzo D’Alò (2003), Vedi Napoli e poi muori, regia di Enrico Caria (2006), Passione, regia di John Turturro (2010), Matrimonio al sud, regia di Paolo Costella (2015).

Emilio La Greca Romano

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