Associazioni della Costiera amalfitana mobilitate sul nuovo piano viario.

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Otto associazioni si mobilitano per impedire che il territorio della Costiera amalfitana venga stravolto da mega-progetti di gallerie, bypass, funivie, parcheggi, che intaserebbero di auto la Statale 163 senza trovare la soluzione al problema traffico che soffoca sempre di più.

Acarbio, Club per l’Unesco di Amalfi, Italia Nostra Salerno, La Feluca, Macchia Mediterranea, Posidonia e Wwf Terre del Tirreno, con l’appoggio dell’associazione salernitana Io Salerno, dopo una richiesta di interlocuzione con la Conferenza dei sindaci, hanno incontrato presso il Comune di Praiano, mercoledì 30 maggio, il presidente Giovanni Di Martino. Nella riunione sono stati esposti i forti dubbi sul “ridisegno del sistema viario” meramente incentrato sulla modifica di alcuni tratti della Statale 163, nonchè sulla realizzazione di parcheggi – anche interrati – a Ravello, Atrani, Cetara, Furore, Conca dei Marini, Scala, Praiano, Positano, e sulla costruzione di gallerie ad Amalfi (Valle dei Mulini), Maiori-Minori, Praiano (Vettica Maggiore) e Positano (Chiesa Nuova)”. 

Tale programma, come evidenziato nella lettera fatta recapitare a tutti i sindaci e al Prefetto di Salerno, oltre ad alterare il delicato equilibrio paesaggistico, pregiudica la vivibilità stessa della Costiera poiché incentiva un turismo mordi e fuggi che provocherebbe una pressione antropica insostenibile. 

Il presidente Di Martino, nonché sindaco di Praiano, ha confermato “il via libera” al primo blocco che riguarda la progettualità sui grandi “interventi infrastrutturali”, alcuni previsti dal Piano urbanistico territoriale e altri che addirittura dovrebbero andare in deroga. Perché “Più si creano parcheggi, più ci sarà traffico”, hanno evidenziato le nove associazioni ambientaliste, che hanno esposto le perplessità in merito ai progetti e chiesto la presa in visione degli stessi per elaborare proposte migliorative o alternative sulla soluzione dei problemi posti dalla viabilità, partendo dalla constatazione che la Costiera è assimilabile a “un’isola” e come tale l’afflusso va governato con aree di interscambio, navette pubbliche circolari, controllo del traffico tramite varchi di accesso, trasporto pubblico potenziato, car sharing e car pooling. Ciò coniugherebbe lo sviluppo dell’indotto turistico con la salvaguardia dell’integrità del territorio e delle sue caratteristiche originarie e inimitabili, legate alla storia, alla cultura e alle tradizioni di vita; ricchezze da preservare e tramandare nei lori caratteri identitari.

Su un territorio riconosciuto tra quelli con più alto rischio idrogeologico in Europa, questi interventi strutturali potrebbero costituire fonti di pericoli e causa di ulteriori aggravamento. Si aggiunge poi anche il timore che le modificazioni radicali e violente dell’ecosistema possano compromettere la conferma del riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”, attribuito dall’Unesco nel 1997, proprio per la straordinaria qualità dell’ecosistema. 

Per questi motivi – hanno ribadito i responsabili delle associazioni – ci auspichiamo l’adesione dei sindaci all’appello ad essi rivolto nella veste di amministratori chiamati ad assicurare lo sviluppo della comunità ma anche di responsabili del pieno rispetto del vincolo generazionale morale che obbliga a preservare il territorio e l’ambiente a beneficio della popolazione futura”. Le nove associazioni, riunite in un coordinamento, aspettano ora di conoscere i dettagli dei singoli progetti, di valutarne così gli impatti e i reali “vantaggi”, e di proporre “soluzioni alternative”, in un’ottica di collaborazione e non di contrapposizione. Ciò che si chiede è una politica territoriale calibrata a misura d’uomo, rispondente a una progettualità comune di lungimirante difesa della eccezionale specificità che è la Costiera amalfitana.

 

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