25 novembre: L’ombra del silenzio.

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L’ombra del silenzio stringe. Stringe come un abbraccio che fa male. Stringe e reprime. Stringe e piange nelle pieghe della propria fragilità.

Farsi avvolgere dal silenzio significa arrendersi ai soprusi altrui, rimanendo immobili a guardare i pezzi di sé cadere per terra: si diventa deboli e si comincia a credere di poter essere semplicemente i cocci della propria anima dispersi sul pavimento.

Una donna non può essere semplicemente un insieme di frammenti distesi, né deve pagare la condanna di esser donna, perché essere donna non è una condanna.

Essere donna significa vita. Essere donna significa forza. Essere donna significa riuscire a brillare nella propria fragilità. Essere donna è un privilegio e, come tale, merita rispetto. Essere donna significa poterlo essere, senza aver un prezzo da pagare.” Sono queste le riflessioni che hanno ispirato il fotografo Salernitano Gerry Fezza a realizzare per l’associazione Salerno Attiva – Activa Civitas una foto, dal forte impatto visivo, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Gerry ha realizzato una foto incredibile… profonda… scomoda… – commenta Michele Caprio presidente dell’associazione Salerno Attiva  – dalle molteplici letture accumunate tutte dalla sofferenza di chi subisce, spesso in silenzio, una violenza quotidiana fatta non solo di percosse”

Secondo un indagine condotta da Eures, in Italia da gennaio ad ottobre 2018 si sono verificati 106 casi di femminicidio, uno ogni 72 ore, il 7% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso.

“Ciò fa ben sperare – prosegue Michele Caprio – ed infatti, la protagonista della nostra foto reagisce fermando la fitta tenda che cerca di opprimerla in un isolamento fatto di piccole ma grandi violenze, dove l’esterno resta alle sue spalle indifferente alla sua personale battaglia quotidiana”.

“La violenza, che sia fisica o psicologica è un velo sottile che ti attraversa la mente e ti distrugge l’anima – aggiunge la protagonista della foto Laura Pero, agente di polizia municipale durante Luci d’Artista – ma tu, donna, grida, non lasciarti sopraffare, reagisci, esci dal tunnel nero e fai sentire la tua voce perchè il silenzio aiuta il carnefice e ciò non devi permetterlo mai. Ricorda solo tu sei la padrona di te stessa”

 

 

Gerry Fezza

Entrare a piccoli passi nella vita delle persone risulta spesso impervio e lo è ancora di più riuscire a ritrarle nella loro spontaneità: queste sono le basi e la forza del lavoro di Gerry Fezza; non si limita ad immortalare volti o a cogliere i momenti che agli occhi dei più potrebbero apparire significativi, bensì ricerca l’armonia della naturalezza che spesso diamo per scontata, intravedendo gli aspetti più consueti dei suoi soggetti, ma allo stesso tempo i più intimi. Una smorfia, un sorriso, un abbraccio, uno sguardo: son questi gli elementi che ricorrono e son essi stessi ad essere i veri protagonisti delle fotografie, protagonisti che celano e, allo stesso tempo, riflettono l’indole di chi gli è dietro.

L’uso del bianco e nero diventa una politica nel lavoro dell’autore, una politica che tende a valorizzare l’espressività e la naturalezza delle persone, una politica che non pretende, ma considera e tiene per mano gli osservatori nella quotidianità di una città che sa concedersi solo a chi è in grado di rispettarla.

Biografia

Gerry Fezza nasce a Salerno nel ’67 e qui muove i suoi primi passi tra studi ed esperienze lavorative e saranno quest’ultime a condurlo lontano dalla sua città natale; in particolare, il fascino dei mondi dell’intrattenimento circense e televisivo lo porterà a girare l’intera penisola italiana. Dopo più di un ventennio a Milano, Gerry ha deciso di tornare e di stabilirsi nella città che lo ha visto crescere, dando spazio alla sua vera passione: la fotografia.

 

Giuseppe Soglia

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