Villa Rufolo, presentati i risultati del Laboratorio a Cielo Aperto di Architettura dell’Università di Salerno.

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Sono stati presentati sabato nell’Auditorium di Villa Rufolo i risultati della settimana di laboratorio a Cielo Aperto di Rilievo dell’Architettura organizzato dalla cattedra del prof. Salvatore Barba della facoltà di Ingegneria Civile dall’Università di Salerno. Quattro giorni di lavoro sul campo che ha portato i 24 studenti ad approfondire la conoscenza delle tecniche grafiche digitali per ideare, realizzare ed esporre un progetto di rilievo usando le più moderne tecniche di ‘modellazione’ digitale. Teoria e pratica seguite sul campo dal direttore del complesso monumentale dr. Secondo Amalfitano che collabora con UNISA quale docente a contratto in “Rilievo dell’architettura”.

L’esperienza di ricerca si inserisce in un percorso ormai quasi decennale di collaborazione fra Fondazione Ravello, enti ed istituzioni universitarie e di formazione superiore. “Grazie a questa esperienza, oltre alla soddisfazione di aver offerto a giovani del nostro territorio una palestra formativa di eccellenza, avremo a disposizione dati e rilevazioni per orientare i prossimi progetti di valorizzazione e riqualificazione della Villa – ha detto il direttore Amalfitano durante la presentazione – stiamo proseguendo sul percorso avviato che vede nella rilettura corretta del complesso monumentale, l’elemento fondante per tutti gli interventi di recupero e valorizzazione”. Sul fronte del sistema termale della Villa, dopo i preziosi approfondimenti che hanno corretto alcune interpretazioni errate sulla “balnea”, sono in corso ulteriori scavi nella parte bassa dei giardini che hanno riportato alla luce parte di un calidarium verosimilmente, quello sì, facente parte del sistema termale del palazzo Rufolo.

Le tecnologie usate sono fra le più moderne oggi in circolazione: georadar, laser scanner, droni, tutti di ultima generazione, hanno scandagliato e rilevato, oltre a Villa Rufolo, un bagno arabo e una fullonica, entrambi privati, nel limitrofo comune di Scala, nonché la vecchia chiesa rupestre di S. Maria della Pomice di Ravello con il suo “Cristo Pantocratore” del 1300.

Piace ricordare che l’esperienza universitaria appena conclusa è un tassello del più ampio progetto di collaborazione con le università del territorio confluito nel dossier di candidatura di Ravello Costa d’Amalfi a Capitale della Cultura 2020, proprio a dimostrazione che quella programmazione era concreta e attuabile, esattamente come dichiarato ed oggi dimostrato.

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