Coronavirus, parola agli infermieri.

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Nell’emergenza coronavirus gli infermieri ci sono e svolgono un ruolo essenziale su più fronti:

-al momento dell’accesso all’ospedale dei pazienti (anche se il sospetto di malattia non dovrebbe portarli al pronto soccorso come prima opzione) per il triage e il riconoscimento dei sintomi;

-al momento dell’identificazione del sospetto di contagio sia autonomo (se il paziente sta male e chiama il 112) sia telefonicamente da parte del medico di famiglia quando si deve andare a casa della persona e nel caso prelevarla e condurla ai centri specializzati;

 

-nel caso della quarantena domiciliare, quando il paziente, soprattutto se presenta anche altre forme di diverse patologie, va seguito e monitorato:

-ovviamente nel ricovero, sia nei reparti di malattie infettive che nelle terapie intensive e, nei rari, ma purtroppo verificati casi, nelle rianimazioni.

L’infermiere c’è sempre ed è il professionista che ha la maggiore vicinanza e prossimità al malato e al cittadino bisognoso, che può e sa spiegare a chi gli è stato a contatto le norme di prevenzione e i comportamenti corretti per verificare il suo stato di salute ed evitare semmai il contagio. Ma anche per spiegare la situazione in generale e tranquillizzare chi ha paura per colpa del susseguirsi di notizie e informazioni spesso scorrette e che, come ha anche sottolineato l’Oms definendo “infodemia” l’eccesso di fake news, supera a volte con la preoccupazione i veri rischi della patologia.

I nostri professionisti dichiara Cosimo Cicia, Presidente dell’Ordine degli Infermieri di Salerno e componente della Federazione Nazionale delle Professioni Infermieristiche, sono assolutamente in prima linea nell’emergenza COVID-19 e rischiano la loro salute, come d’altra parte già fanno in molte altre occasioni, per arginare l’epidemia e aiutare chi sta male.

Oltretutto –prosegue- lo fanno spesso facendo conto solo sulla loro volontà e forza d’animo, vista la carenza di organici che in questi casi si trasforma in ben più di un allarme e le spesso scarse dotazioni di sicurezza di cui in emergenze di questo tipo sono dotati.

Cicia ricorda che in Campania c’è una carenza rilevata dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche di quasi 9mila infermieri di cui circa 3mila mancano sul territorio e questa situazione spesso costringe chi c’è a turni massacranti e pericolosi che mettono a rischio non solo la propria salute, ma anche quella degli stessi pazienti.

Ma gli infermieri –afferma Cicia –non lasciano mai soli i cittadini e i propri assistiti e con loro instaurano un rapporto che va anche oltre l’attività clinica, forti del proprio Codice deontologico in cui si stabilisce a chiare lettere che ‘il tempo di relazione è tempo di cura’ e mai come in queste vicende è importante che chi ha paura e chi soffre abbia accanto chi sa come assisterlo.

Siamo vicini e ringraziamo i colleghi professionisti che operano al di là delle loro forze e con la loro

indiscutibile professionalità-prosegue Cicia -anche a rischio della propria salute, in tutte le strutture, nei servizi di emergenza e in particolare nelle zone ritenute ad alto rischio dove essendo spesso confinati e costretti alla quarantena non hanno più turni o logiche di organizzazione del lavoro, ma solo la forza, la capacità e la voglia di assistere, di essere Infermieri e a i qualiva l’encomio della professione per la quale rappresentano un vero esempio.

L’infermiere è, e deve essere sempre – conclude – il professionista che garantisce la presa in carico dell’assistito dal punto di vista scientifico, sociale e umano e garantisce a questo e alle istituzioni delle quali fa parte e con le quali collabora, qualità, serietà, professionalità e ai cittadini che si rivolgono a lui dignità e vicinanza nella loro vita di tutti i giorni.

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