Scuola, Corte UE boccia normativa italiana su precari. Lillo (sindacato Athena): scontato che fosse riconosciuta la disparità di trattamento tra pubblico e privato.

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scuola“La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione.

Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato”, è quanto scrive la Corte di giustizia europea nella sua sentenza odierna.

La sentenza della Corte Ue risponde al quesito posto (con rinvio pregiudiziale) dalla Corte costituzionale e dal Tribunale di Napoli.

Sentenza storica per la scuola italiana. Dopo anni di ricorsi e di  estenuanti attese, la Corte Europea si è pronunciata sull’abuso dei contratti a termine dimostrando l’errore nella procedura di assunzione.

L’Italia ha sbagliato nel ricorrere alla reiterazione dei contratti a tempo determinato senza una previsione certa per l’assunzione in ruolo.

«Era prevedibile che la Corte Europea bocciasse il sistema Italia», ha dichiarato Franco Lillo, responsabile del Sindacato Scuola Athena. «A far saltare il banco, insieme a tutto il fumoso piano Renzi-Giannini su “La Buona Scuola”, è stato sicuramente la disparità di trattamento del lavoro adottata dal nostro Paese, tra dipendenti privati e pubblici. Un comportamento tanto squilibrato e illogico non poteva non essere censurato in sede Europea».

Adesso si aprono le porte dell’assunzione per 250mila precari della scuola e per i tutti i dipendenti a tempo determinato della PA che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio. «Secondo le nostre stime», ha concluso Lillo,
«soprattutto nelle regioni meridionali, dovrebbero esserci almeno 40 mila iscritti nelle graduatorie permanenti istituite nel 2001 che hanno maturato il requisito dei tre anni di contratto. Non rimane quindi che attendere le
decisioni sulle modalità di applicazioni della sentenza e sperare che in tempi brevi il Miur faccia un censimento di tutti quelli che possiedono i requisiti necessari, evitando così di ingolfare la giustizia in giudizi di
ottemperanza che costano tempo e denaro allo Stato e ingrassano i “ricorsifici”. In caso contrario, il nostro ufficio legale si sta attrezzando per tutti i nostri iscritti, senza alcun costo come già accaduto in passato, a presentare ricorso al giudice del lavoro».

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