Piano- Scuola estate 2014, per una scuola del futuro

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di Gilda Ricci

Docenti, dirigenti,studenti e molti genitori  sono in questi giorni di fine  estate  in attesa  dell’ennesima Riforma  scolastica.

I parti estivi sono sempre  quelli della  riflessione, della  sorpresa, dell’attesa, nell’avvicendarsi di Ministri e Sottosegretari,  meno di  funzionari e  dirigenti o di qualche Commissione  speciale  di saggi e sapienti,  che  puntualmente mantengono il mondo della  scuola , a ripresa di anno scolastico,   con il  fiato sospeso.

Certo  la lamentazione di una  scuola  che non è di qualità , tra  gli ultimi  posti nella classifica OCSE-PISA, non ci fa onore. Poi però  parliamo  con  gli studenti, con le loro famiglie e   ci dicono che nonostante  tutto la  scuola per loro resta un’importante luogo di cultura e  di conoscenza.

I più critici sono proprio  gli addetti ai lavori e i sindacati che  manifestano malcontento e ostruzionismo “a prescindere”  anche  se non  conoscono ancora i veri contenuti di una  Riforma che verrà e che per ora   rappresenterebbe soltanto un Piano di “linee-guida”.

Eppure  le “linee – guida” sono già nella terminologia  scolastica definite quelle Indicazioni programmatiche  che nella  scuola dell’Autonomia (ormai datata  del 1999-2000) ha reso meno prescrittivi e più operativi  programmi obsoleti , che  però  migliaia  di docenti continuano a ritenere Vangelo laico della propria  disciplina.

Gli unici più adeguati al cambiamento sono  gli editori, che ogni anno modificano   i libri di testo, li adeguano con  gli e-book e  materiale  multimediale , che puntualmente non viene utilizzato dai più.

Riforma? Linee-guida? Decreti estivi o autunnali? Ogni  volta un  cambiamento annunciato e spesso poi subito.

Il  grande anello debole della filiera  scuola , resta quello dell’informazione e della  formazione, di un aggiornamento del personale, che è ancora  facoltativo  e individuale, sempre  meno collettivo, condiviso  e finalizzato. Finora, nella  scuola, si è aggiornato soltanto chi, a spese proprie, lo ha voluto fare.

In futuro, in base alla proposta del Piano-Scuola, l’aggiornamento professionale potrebbe diventare obbligatorio e lo stipendio potrebbe essere agganciato alla misurazione di quanto il docente riesce a fare migliorare le performance degli alunni. Ma il governo è intenzionato ad agganciare gli stipendi degli insegnanti ad una qualche forma di merito o carriera? L’unica  categoria  che  non sa cosa  significhi “progressione di carriera” è quella dei docenti che  possono soltanto se titolati, o  vincitori di vari concorsi, passare da un ordine all’altro di scuola, diventare  dirigenti (se non si rischia il blocco dei concorsi e se i concorrenti sono soprattutto dei grandi esperti di test a risposta multipla e  chiusa) e rischiare  anche di non andare in pensione se hanno iniziato a lavorare troppo giovani.

Insomma  una  soluzione  si dovrà pur  trovare per  valorizzare, come  avviene  in tutti i Paesi del mondo, e non  solo in Europa o in Finlandia , la “professionalità docente”!

Certamente i docenti non sono tutti uguali, non hanno tutti lo stesso curriculum vitae, frequentato le stesse ore  e  gli stessi corsi di formazione, ma  quando un Ministro  qualche anno fa si permise  di proporre una valutazione dei docenti, le masse degli stessi gli si rivoltarono contro , felici di sentirsi “tutti uguali” e  soprattutto di mandare a casa il Ministro.

Chi lo ha  succeduto si è divertito molto a far di testa  sua senza neanche interpellarli più i docenti. Oggi molti operatori della  scuola  vorrebbero  giustamente essere  consultati. Siamo in democrazia vero? E quanti saranno d’accordo a  sottoscrivere  anche a  distanza  di qualche decennio una proposta  di valutazione e differenzazione  dentro una categoria  divisa in  appartenenze a vari sigle sindacali o a nessuna?

Quella dei supplenti appare poi una proposta  anch’essa  complessa. Assorbire  in un organico funzionale (  anche  questo già sperimentato con  un ex- Ministro lungimirante  ma incompreso) tutti i precari diventa operazione  difficile , sulla  quale  qualche  sindacalista  con esperienza  e  competenza  su campo potrebbe essere di aiuto.

Per rilanciare la scuola il governo  continua  a  ricordare a tutti, addetti ai lavori e non , che esiste una legge sull’’autonomia,  che  consente  di ampliare i confini e i limiti della vecchia  scuola. Ma, nei fatti, mancano le risorse – economiche e di personale – per concretizzare un modello di scuola più adeguato ai bisogni degli studenti, delle loro famiglie e  soprattutto di una  conoscenza  che  unitamente ad  abilità e  competenze  offra a tutti le stesse opportunità: quelle di spiccare il volo  anche se sei una gabbianella  che  ha un gatto per insegnante  come  nella famosa  storia, non solo per bambini ,di Luis Sepúlveda.

Tra  le varie proposte  quella  di potenziare  l’alternanza scuola-lavoro, per ridurre l’abbandonano  scolastico e offrire al mercato le professionalità che le aziende non sempre riescono a reperire.

Ma la legge   che  apre  anche ai Licei,  oltre  che agli Istituti Tecnico – professionali  la possibilità di svolgere  attività di  alternanza  scuola-lavoro, non è già in vigore dallo scorso anno? Occorrerebbe forse  prendere  spunto da  quella formula  che i finlandesi definiscono “vocational school”, che  consente  agli studenti di  seguire un’inclinazione, una  passione, un indirizzo di studi  che corrisponda ad essa.

“Portare a quattro anni il ciclo delle medie superiori per equiparare l’età di congedo scolastico a quella di molti altri paesi non può essere il frutto di un calcolo da spendig review”, ribadisce la Giannini. “Ci vorrà molto tempo per mettere a regime la nostra proposta, ma non dobbiamo guardare ai prossimi mesi. L’orizzonte è quello dei prossimi trent’anni. Chi nasce oggi va a scuola nel 2018 ed esce nel 2038. La scuola che cambiamo adesso arriverà a destinazione allora”.

 E basterà ridurre il ciclo di scuola superiore  per  migliorare  questo anello debole della nostra scuola italiana?

 Naturalmente  in attesa  di conoscere meglio i dettagli del Piano- scuola Renzi- Giannini, lasciamo ai posteri l’ardua  sentenza.

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