La conquista del Sud nelle parole di Pietro Calà Ulloa, l’ultimo libro di Stelvio Vardaro sulla caduta del Regno delle Due Sicilie.

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Dopo più di 150 anni sembrerebbe che la storia del mezzogiorno d’Italia e la fine dell’indipendenza napoletana riservi ancora delle sorprese. È ciò che emerge leggendo le pagine del libro che il salernitano Stelvio Vardaro ha scritto sull’argomento. 

Il Sud è stato conquistato o liberato? L’esercito napoletano è veramente crollato sotto i colpi del fuoco garibaldino oppure ha combattuto tenacemente? Il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia ha espresso una volontà popolare o è stato oggetto di manipolazioni? Ed infine, il brigantaggio politico è stato un fenomeno di resistenza o di malcontento?
Queste sono alcune domande a cui l’autore prova a dare risposta nel libro LA CONQUISTA DEL SUD NELLE PAROLE DI PIETRO CALÀ ULLOA pubblicato dalle edizioni D’Amico e disponibile in vendita online e nelle migliori librerie.
A guidare il lettore nella riscoperta di questo periodo storico come indica inequivocabilmente il titolo, Pietro Ulloa, ultimo ministro del Regno delle Due Sicilie.
La scelta non è stata certo casuale.
Pietrò Calà Ulloa nacque a Napoli il 15 febbraio 1801, rampollo di una nobile famiglia partenopea. La sua esistenza è fortemente legata a quella dell’ultima dinastia napoletana, di cui condivise sopratutto i dolori e le sciagure collegate alla fine del Regno.
Prima in qualità di consigliere del Re, durante la rivoluzione garibaldina del 1860, poi come ministro durante l’assedio di Gaeta ed infine come Capo del Governo in esilio a Roma.
Fu uomo fedele alla Corona, tenace e avveduto, tanto da guadagnarsi il rispetto sia presso la Corte Borbonica che presso le alte personalità del neo-nato Stato italiano. Fu pubblicista instancabile, da cui è stato possibile attingere una ricca memorialistica e un accurata analisi del periodo.
Sempre in un ottica meridionalistica, ma mai apologetica, Ulloa riuscì a trasmettere il senso profondo del passaggio epocale che segnò la fine dell’indipendenza.
I suoi diari, le sue lettere, molte delle quali in francese, e quindi inedite in italiano costituiscono il canale preferenziale che Vardaro ha scelto, per capire come avvenne l’unificazione della Penisola senza la retorica risorgimentale. Non mancano gli aneddoti, i colloqui con il giovane Re Francesco, le lodi alla bella Maria Sofia, il dolore subìto tra le mura di Gaeta assediata, le ristrettezze dell’ultimo esilio romano. Passione pura verso la sua terra, napoletano prima che italiano, ma non mancando di senso critico verso una dinastia di cui non può tacere alcuni errori storici.
L’ultima parte di questo lavoro include le azioni compiute dalla Corte in esilio per collegare il brigantaggio meridionale con la causa legittimista. Con il fallimento delle azioni dei generali catalani Borjes e Tristany si conclude l’esperienza insurrezionale nell’Italia meridionale. La presa di Roma del 1870 segnerà per sempre la fine di un Regno. Un libro incalzante, per far luce sulla nostra storia da un angolazione diversa. Un libro di memorie napoletane per troppo tempo dimenticate. Un libro su un passato che ci appartiene e che dobbiamo ancora indagare. Buona lettura a tutti allora.

 

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