Mario Apuzzo espone a Minori.

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Una delle possibili chiavi di lettura della poetica di Mario Apuzzo è la coesistenza, anzi la coessenzialità nella sua ricerca di dimensioni opposte tra loro. Si tratta in genere di un percorso interiore che si svolge in parallelo, che si affianca e inevitabilmente si interseca, con l’aperta visione della natura, presumibilmente anche di quella natura e di quella conformazione ambientale che connotano il territorio d’origine di Apuzzo, la costa verticale e rocciosa, la geometria degli agrumeti, il mare che è infinito nel tempo quanto nello spazio.

Di per sé l’evocazione di una “forma”, nelle opere pittoriche come nelle sculture e nel design, implica realtà e immaginazione, esterno e interno, richiede cioè un’elaborazione, un passaggio dalla forma fisica percepita innanzitutto con i sensi a quella ricreata invece dall’anima. Nella sua esperienza Mario tende a forme assolute, ed è quel che fa in effetti tutta l’arte, in un’immagine o un suono, in una frase o una struttura narrativa. Ma è un assoluto che parte dalle origini, dalle figure della vita di ogni giorno, quelle che l’inconscio trattiene in sé trasfigurandole nella creazione artistica.

Le origini di Mario Apuzzo sono presenti nella sua opera in maniera a volte esplicita, nei richiami agli elementi e agli affetti di cui è composta l’infanzia (la costa, i frutti, la simmetrica irradiazione della luce), altre volte in modo crepuscolare, quasi come la proiezione di un subconscio che emerge modellandosi in figura. Questo legame con la terra, di più, con le terre e i materiali di cui ogni esperienza è composta, fa di Apuzzo allo stesso tempo un figlio di Minori e del mondo, ed è giusto perciò che sia Minori ad ospitarne la completa maturità artistica.

E’ però anche Minori come comunità che si accinge a riconoscere in Mario, oltre che un componente imprescindibile e un artista il cui lavoro dà lustro alla città, un formidabile operatore culturale, nel suo incessante attivismo di promotore di tutto ciò che è bello e profondo. Grazie quindi a Mario Apuzzo per aver esaltato nella sua produzione il segno (ed il sogno) della costiera, ma anche per aver contribuito e contribuire tutt’ora ad alimentarne il carattere di territorio votato alla bellezza e alla cultura.

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