L'ambiente: una risorsa per la Costiera Amalfitana, l'intervento del Sindaco di Minori Reale all'Università di Salerno.

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pubblichiamo la relazione del Sindaco di Minori Andrea Reale al dibattito “La Costa d’Amalfi e la nuova coscienza del territorio” tenutosi quest’oggi all’Università degli Studi di Salerno

Molti hanno detto e scritto nel corso dei decenni che la  Costa di Amalfi vanta uno dei paesaggi rurali più belli del mondo. E con maggiore autorevolezza  lo sottolineò,  l’UNESCO, quando, nel 1997, ne motivò la inclusione nel Patrimonio dell’Umanità: “La Costiera Amalfitana è una importante area culturale in cui lo stile di vita si tramanda di generazione in generazione contribuendo a mantenere intatte le tradizioni. La ricchezza paesaggistica, frutto sia dell’intervento dell’uomo, sia della mano benevola della natura, la rende inoltre un luogo ricco di fascino e suggestione dove il mare e la montagna, passando attraverso gli ampi spazi aperti delle coltivazioni, si fondono in perfetta armonia”.

All’epoca solo Maiori dovette subire l’onta della esclusione da tale riconoscimento di tutta la fascia urbanizzata del Lungomare. Per fortuna si salvò e si salva per i panorami di straordinaria bellezza e di calda umanità delle sue campagne, dove, accanto a rari vigneti e frutteti di sussistenza, la fanno da sovrani i limoneti. E, scalando a passi lenti le colline a corona del centro abitato, case ed orti si rincorrono tra salite a perdita d’occhio e discese ad abbracci di mare con soste a virgola di incroci e pause da svenimento estatico a slarghi precipiti. Lungo la costa, che si snoda zigzagante fino a Cetara , il miracolo dei coltivi, fioriti, a volte, fin sulla battigia o strappati con caparbia maestria alla montagna, espone ed esalta il frutto del lavoro paziente e duro di generazioni di contadini che nel corso dei secoli hanno sarchiato e piantato, potato e protetto alberi e ortaggi, hanno regimentato acque in fossati e canali, hanno consolidato macere che sembrano ricami ed ideato pergolati che sono baldacchini ad ombreggiare gradini per scalare il cielo E’, questa, una Maiori segreta e pudica, lontana dalla ressa e dal frastuono del centro, testimone di una comunità, che, al di là del noto, consumato e, in parte, scontato fotogramma da dépliant turistico, poggia i piedi nell’acqua e presta gli occhi al cielo e la cui vita è un atto d’amore e di generosa fedeltà alla campagna, che ride di limoni e di vigne nell’aria iodata del mare e canta epopea di lavoro alla brezza che rotola dalle montagne, pettina gli orti delle colline fino a gorgogliare giù nel cuore delle grotte in un melange d’intesa con la risacca dell’onda. Non è da meno lo spettacolo che offre Minori sulle colline che cercano cielo e rifrangono luce verso Torre, da un lato, e Ravello, dall’altro, come anche quello di Atrani che s’imbuta nella Valle del Dragone e cerca sole di “libertà” sulle “chiazze” sotto la casa di Masaniello. E che dire dei limoneti di Amalfi che espongono ciondoli d’oro nel verde del fogliame a Madonna del Rosario, nei giardini di Capo di Croce a corona di case. palazzi gentilizi, chiese e conventi, per non parlare dell’Amalfi contadina di Lone, Vettica, Pogerola e Tovere che trasmigra verso Conca, Furore e Agerola, che, a loro volta, gareggiano di verde di foglie e giallo di frutti con Praiano e Positano.  Senza questo paesaggio rurale, che hanno narrato poeti e scrittori e dipinto i pittori, la Costa d’Amalfi vedrebbe ridotte di molto le sue fortune turistiche. Di qui la necessità di una forte sinergia tra turismo ed agricoltura. D’altronde la costa è da sempre terra di “limonari”.La tradizione del commercio, però, vide e vede ancora soprattutto in Maiori, Minori e Amalfi, i paesi protagonisti I frutti iridescenti nel giallo oro alla gloria del sole venivano, una volta, raccolti  con pazienza e, con delicatezza, sistemati nelle “sporte”  intrecciate con stecche di castagno e a spalle trasportate giù dalle colline al  centro abitato. Erano per lo più le donne a percorrere la via crucis della fatica nel saliscendi dei gradini. A mare all’ancora, al largo, sostavano i “vapori mercantili” per il carico del prodotto, trasportato a bordo con le barche.. Oggi si muove qualcosa: la monorotaia, che si arrampica, nel  rispetto  dell’ambiente, su per i limoneti di Minori ne è il primo straordinario esempio per indicare una delle possibili strade per il futuro.

Oggi, infatti, la limonicoltura vive un periodo di affanno ed, anno dopo anno, aumentano i “giardini” abbandonati ad invasione di macchie e rovi. E dal mondo delle campagne si fa sempre più insistente il grido d’allarme. La Politica a tutti i livelli lo deve far suo e correre ai  ripari con interventi radicali, prima che sia troppo tardi.

La crisi è dovuta a due fattori fondamentali e legati tra di loro: 1) un processo di senilizzazione delle campagne che le priva dell’apporto di sapienza e di esperienza di chi per generazioni ha fatto questo mestiere;2) la indifferenza delle nuove generazioni a perpetuare la tradizione dei padri perché l’agricoltura è poco remunerativa e, soprattutto, perché il mondo dei campi non sempre è dotato di servizi di infrastrutturazione che lo rendano vivibile ad un livello di standard medio di civiltà: Di qui la necessità di invertire la tendenza con una politica di interventi radicali con un sostegno concreto a quanti siano disponibili ad investire nel settore e che abbia come obiettivo la riattazione delle case sparse, un reticolo di strade interpoderali, che, nel rispetto dell’ambiente, facilitino lo smercio dei prodotti, il consolidamento delle macere a sostegno dei terrazzamenti, il ricambio della palificazione dei caratteristici pergolati, l’assegnazione dei terrazzamenti dismessi a giovani, che singolarmente o in forma cooperativistica vogliano correre l’avventura stimolante della limonicoltura., una rete diffusa e ramificata di monorotaie leggere, sull’esempio di quella realizzata e sperimentata con esiti positivi a Minori. Come farlo e, soprattutto, chi lo deve fare? Occorre chiamare in causa,  con voce forte e ferma: 1) Gli organismi comunitari;2) Il governo nazionale attraverso la responsabilizzazione dei ministeri dell’agricoltura, dell’ambiente e delle attività produttive;3) analoga pressione incalzante va fatta alla Regione Campania attraverso i competenti assessorati: agricoltura, ambiente, attività produttive.

Il tempo incalza e stringe perché: a) l’abbandono dei limoneti reca un danno incalcolabile non solo all’agricoltura, ma anche e soprattutto al turismo, dal momento che, se va alla malora questo paesaggio rurale, ne risente in maniera irreparabile l’immagine della Costa, le cui fortune turistiche nei secoli si sono basate soprattutto sull’offerta di quel paesaggio; b) trascurare i terrazzamenti dei limoneti significa anche esporre l’intero territorio a frane ed alluvioni con conseguenti seri pericoli per la incolumità dei centri abitati.

Ne deriva che le Amministrazioni dell’intera Costiera , si allertino e gridino al mondo intero allarme e conseguente pericolo. Uno dei tanti modi per calamitare l’attenzione nazionale ed internazionale sul tema potrebbe essere un appello alle autorità competenti firmato da: amministratori di ogni orientamento politico, da intellettuali ed uomini di cultura, da artisti di ogni genere (poeti, narratori, pittori, musicisti, cineasti) per accendere i riflettori dell’interesse dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale su un problema, che, anno dopo anno, assume proporzioni drammatiche. E questo appello potrebbe e, secondo me, dovrebbe partire proprio da questo Ateneo, che è palestra di cultura e formazione dei nostri ragazzi e che si afferma ogni anno di più per qualità di ricerca legata al territorio.  E ancora una volta è doveroso sottolineare che chi  ‘amministra la Cosa Pubblica deve avere la consapevolezza di un lavoro serio, di impegno quotidiano, in cui conta molto il carisma e lo spessore culturale e morale per porre ed imporre i problemi: Ma, soprattutto, deve coinvolgere a pieno titolo ed a livello di responsabilità esponenti del mondo delle campagne (limonicoltori, commercianti del prodotto, conduttori di piccole aziende impegnate nella lavorazione dei derivati, ecc.), che quasi sempre sono stati esclusi da liste e rappresentanze in organismi pubblici.

Ma c’è una iniziativa che si può fare e, secondo me, si deve fare da subito: UN PARCO DIDATTICO DEDICATO ALLA LIMONICOLTURA,( e questo mi sembra l’ambiente più adatto per lanciare questa proposta) che potrebbe essere frutto della iniziativa pubblico/privata e che potrebbe essere allocato in una posizione strategica centrale tra Maiori Minori, Ravello e Tramonti, dove ci sono manufatti in abbandono e che potrebbero essere immessi nel circuito virtuoso dei mercati attraverso un riuso intelligente:

L’articolazione del Parco Didattico dovrebbe disporre di un centro attrezzato, dove sia possibile apprendere :1) l’evoluzione del limone dalla piantagione alla fruttificazione, attraverso tutte le fasi  e conseguenti tecniche di coltivazione;2) la storia della limonicoltura in Costiera dalla sua introduzione dall’oriente attraverso tutte le fasi della sua evoluzione;3) Il limone nell’arte (poesia, narrativa, pittura);4) il limone nella farmacologia;5) il limone nella cosmesi. Il tutto attraverso “legende” dislocate in un itinerario di visita, che culmini in un  centro attrezzato per l’acquisto di souvenir e prodotti legati a questo mondo ricco, vario, allegro, solare, coinvolgente. I costi potrebbero essere sostenuti dalle numerose industrie del settore (farmacologiche e della cosmesi in primo luogo, ma non solo) a cui potrebbe essere affidata la gestione del Parco per un considerevole numero di anni per rifarsi delle spese di impianto e di gestione. I vantaggi sarebbero enormi, di immagine innanzitutto, ma non solo. L’iniziativa accenderebbe in modo permanente i riflettori dell’interesse su di un settore importante dell’economia, arricchirebbe l’offerta turistica con una specie di museo vivente all’aperto, consentendo, anche attraverso il turismo scolastico, un flusso di visitatori anche nel periodo di bassa stagione, incrementerebbe l’occupazione. lancerebbe la intera Costa al ruolo di leader nel settore agrumicolo, come storia e tradizione consigliano e consentono, ecc. ecc.

Ho concentrato la mia analisi sul paesaggio rurale, che è l’elemento caratterizzante della  geopolitica della Costa di Amalfi, che notoriamente si sviluppa in  VERTICALITA’ più che in ORIZZONTALITA’ e lo stesso impianto urbanistico dei centri abitati risente di questa caratteristica topografica.

Ma qualsiasi intervento di recupero  ed eventuale modifica del e sul territorio deve avvenire in una logica di visione d’insieme, che esalti l’unità territoriale tutelandone ed esaltandone il paesaggio che ne è stato e ne resta l’elemento indicatore. Per farlo, però, urge fin da subito un Organismo Sovracomunale, una sorta di CITTA’ COMPRENSORIO, che governi l’intero territorio da Vietri a Positano. Si Può fare e, secondo me, si deve fare perché lo consiglia e lo consente l’identità culturale/storica e la cointeressenza di economia e di attività delle popolazioni. Ma questo è un discorso che spetta alla Politica con la P maiuscola) se e quando avrà il coraggio di volare alto e incidere sulla realtà con riforme radicali.

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