Pidmed, il primo punto impresa digitale mediterraneo.

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«Industria 4.0, impresa 4.0 e digital trasformation. In meno di due anni le parole che indicano la grande mutazione che è ormai arrivata a pieno titolo nelle imprese che vogliono vincere la sfida del terzo millennio e hanno bisogno di pratiche da condividere nella produzione. In questo contesto il digital twin è la carta vincente perché le tecnologie e gli algoritmi tramite il deep learning permettono di creare i doppi digitali sia delle macchine che dell’uomo. L’umanità potrà assumere nuove forme attraverso il gemello digitale, suo alter ego virtuale che contribuisce a fornire una migliore comprensione dell’umano, ma anche una gestione semplice dei sistemi più complessi». Così Derrick de Kerckhove, una delle menti più brillanti del panorama mondiale dell’innovazione digitale, sociologo e giornalista belga naturalizzato canadese, direttore del McLuhan Program in Culture & Technology dell’Università di Toronto, oltre che direttore scientifico di Media Duemila e TuttiMedia. Il luminare sarà protagonista, il 10 e l’11 dicembre, alle 10.30, rispettivamente presso l’Hotel Mediterranea di Salerno (via Gen Clark, 54) e presso la Camera di Commercio di Caserta (via Roma, 75) di un incontro con gli imprenditori per la presentazione del «PIDMed», prototipo del primo Punto Impresa Digitale Mediterraneo in Campania.
Cos’hanno in comune Bosch, Bmw, General Motors, Cisco, Caterpillar, Google e Velp Scientifica? All’apparenza nulla, ma in realtà sono esempi concreti di una ripresa economica scaccia-crisi targata Industria 4.0. Con questo nome si identifica un insieme di novità tecnologiche e organizzative che determinano valore aggiunto, riducendo i costi e aumentando i profitti. L’impatto sull’economia delle aziende che hanno già effettuato il passaggio al 4.0 è stato significativo, così come quello sul PIL nazionale: aumentato, ad esempio, in Germania di oltre l’1% annuo, pari a 30 miliardi di euro; qui infatti, più della metà delle oltre 6mila imprese manifatturiere si è convertita all’Industry 4.0, ricavandone giovamento anche in termini di occupazione.
Ed è proprio alla Germania che l’Italia si è ispirata col Piano Nazionale Impresa 4.0, all’interno del quale sono previste strutture di servizio, i Pid (Punti Impresa Digitale), attivati sui territori mediante le Camere di Commercio e dedicati alla diffusione della cultura e della pratica digitale delle MPMI (Micro Piccole e Medie Imprese) di tutti i settori economici. Ma ogni nazione ha la sua identità e spesso per proporzioni, storia e cultura è impossibile calzare gli stessi indumenti. Così Alex Giordano, fondatore di Ninjamarketing e direttore scientifico di Societing 4.0 dell’Università Federico II di Napoli, grazie al supporto di UnionCamere e con le Camere di Commercio di Salerno e Caserta ha promosso il «PIDMed», prototipo di un Punto Impresa Digitale a vocazione mediterranea. Il prototipo si propone di approcciarsi al modello di impresa 4.0 con una visione “mediterranea”, ovvero una visione capace di adattarsi e quindi di valorizzare il tessuto imprenditoriale italiano nel quale si inserisce. Avvicinandosi al contesto delle MPMI, creando un modello innovativo in grado di rispondere in maniera mirata alle diverse esigenze degli imprenditori grazie alle nuove tecnologie e capace di abbracciare la diversità e la bellezza anche delle tante piccole realtà del nostro Paese. «Il modello economico del nord Europa o della Silicon Valley potrà anche essere l’ideale per città metropolitane come Berlino o Londra, dove si trovano multinazionali e giganti dell’economia digitale, ma non può essere sostenibile per l’Italia – dichiara Giordano – Per quell’Italia degli oltre 8.000 Comuni fatti di piccole realtà, di medi, piccoli e anche micro imprenditori, di artigiani e del loro saper fare tipico e unico al mondo. Un’Italia che si trova al centro della complessità tra Europa e Mediterraneo e che merita di cogliere la sfida per generare un modello d’innovazione coerente con i suoi valori e le sue peculiarità». «Le piccole e medie imprese che hanno fatto grande l’Italia non possono snaturarsi sotto il peso della propaganda tecnologica. Ma è il tempo di “addomesticare” le tecnologie per rilanciare e fare grandi le nostre imprese nel mondo, producendo impatti positivi sull’economia, l’ambiente e le nostre comunità», conclude.

 

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