“TOTO’, IL PRINCIPE DELLA RISATA …E NON SOLO”, RACCONTATO DA ADOLFO GRAVAGNUOLO AL CIRCOLO CANOTTIERI IRNO DI SALERNO

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Del “Pianeta Totò” si è parlato durante un’interessante e divertente serata organizzata al Circolo Canottieri Irno di Salerno, per celebrare i cinquanta anni dalla morte del “Principe della risata …e non solo”, avvenuta il 15 aprile del 1967, dalla professoressa Rosa Volpe Zega, Responsabile del Comitato Donne dell’Associazione 50&Più, presieduta dall’imprenditore Giovanni Marrandino, in collaborazione con: la professoressa Clotilde Baccari Cioffi, Presidente del  “Parco Storico Sichelgaita” ; la dottoressa Marisa Fiorillo Della Monica, Presidente del Club Inner Wheel Salerno Carf; della dottoressa Anna Maria Esposito Alfano, Presidente del Club Inner Wheel Paestum “Città delle Rose” e con il dottor Alberto Gulletta, Presidente del Circolo Canottieri Irno.

A raccontare la storia del grande attore napoletano è stato il dottor Adolfo Gravagnuolo, grande esperto di cinema, che, partendo dalla nascita, ha ricordato tutto il percorso artistico compiuto da Totò:” Dalla fine degli anni ‘40 fa teatro, cinema: era bravissimo in teatro e soprattutto nella rivista. Le riviste erano scritte dal salernitano Michele Galdieri”.

Gravagnuolo ha analizzato dettagliatamente alcuni particolari dei film di Totò e spiegato che:” La sua recitazione era avanti nel tempo, surreale, puntigliosa: il “Vota Antonio. Vota Antonio” del film “Gli Onorevoli”, è diventato il nostro tormentone, ma non lo è stato di quelli che ci hanno preceduto”. Il dottor Gravagnuolo ha ricordato che Totò ha lavorato con i grandi del cinema del suo tempo:” De Sica, Zavattini, Comencini, Eduardo De Filippo, Monicelli, Bolognini, Pasolini, Lattuada, Dino Risi, Rossellini” e spiegato il rapporto che Totò ha avuto con il sesso nei suoi film” Nei suoi 97 film raramente Totò affronta la problematica del sesso. Quando lo fa, lo fa sempre nella stessa maniera: è un’astrazione, perde concretezza umana, assume un atteggiamento regressivo, torna bambino, torna burattino, torna asessuato, ma il desiderio c’è ed è consumato in se stesso. Questo desiderio viene rappresentato in parodia, senza usare mai un gesto volgare. C’è il desiderio, ma lui le donne se le abbraccia, gli da un bacetto, ma non va mai oltre”. Gravagnuolo ha spiegato che Totò era bravo in tutti i settori:” Ha rappresentato la cultura del suo tempo: si è rappresentato su un palcoscenico che da troppo tempo è considerato minore, quello comico. I l successo di Totò, che era un prodigio della natura, non è stato scandito dai critici del tempo, che non lo avevano capito, ma dal suo pubblico”. Gravagnuolo ha ricordato il grande legame che esisteva tra Totò e Peppino De Filippo:” Hanno fatto 16 film insieme. Il loro è un universo chiuso, sono sempre gli stessi: Totò è l’elemento perturbatore, Peppino quello perturbato. Totò è l’elemento invadente, Peppino è invaso, anche fisicamente. Il loro canovaccio, che si ripete, ha consentito a entrambi di divenire due maschere che hanno bucato il tempo” e quello con Aldo Fabrizi:” Insieme hanno rappresentato personaggi veri: hanno fatto un cinema aderente alla realtà. Fabrizi, che è stato un grande, ha ritenuto questa recitazione: spontanea, senza canovacci, una recitazione deliziosa”. Gravagnuolo ha anche raccontato che Totò ed Eduardo De Filippo hanno fatto un solo film insieme:” Napoli Milionaria” e che “Totò era fuori dal tempo. Era metastorico e metageografico”. Durante la serata, alla quale ha partecipato il Vice Sindaco Eva Avossa e il giovane esperto di Totò, Pasquale Della Volpe, sono state proiettate, dal geometra Romano Zega, alcune scene di film di Totò:” I Due Marescialli”, con la famosa ed esilarante scena della pernacchia, e il poetico e magico “Totò e Marcellino”

Ad impreziosire la serata è stato il Generale Angelo Chirico, allievo di Fausto Cigliano, che ha declamato una poesia di Totò “Riconoscenza” e una di Peppino De Filippo “Guard o sole” e cantato, accompagnandosi con la chitarra classica, due brani scritti da Antonio De Curtis: “Malafemmena” e Core analfabeta” cantata da Totò nel film “Siamo uomini o caporali” e “Paese Mio” scritta da Peppino De Filippo.

Aniello Palumbo

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